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Casagit e PMI Salute insieme: le nuove frontiere dell’invecchiamento tra psicologia, prevenzione e stili di vita

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Appuntamento lunedì 23 febbraio, a Roma, per una tavola rotonda sull’impatto dei cambiamenti legati all’età, sul rapporto tra longevità e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e il ruolo della sanità integrativa

di Stefano Menna

Vivere meglio, oltre che più a lungo, in un sistema sociosanitario più sostenibile. Quello della longevità e dell’invecchiamento in salute è un tema strategico che interroga la demografia, l’economia, la sanità, la previdenza e la tenuta dei sistemi di welfare. L’allungamento dell’aspettativa di vita è una trasformazione profonda che sta ridefinendo bisogni, fragilità e modelli di cura nella nostra società. Se ne parlerà lunedì 23 febbraio a Roma, dalle ore 11, nel corso di una tavola rotonda organizzata dalla società nazionale di mutuo soccorso nata dai giornalisti Casagit Salute e da PMI Salute, progetto di sanità integrativa dedicato alle piccole e medie imprese del comparto manifatturiero e meccanico.

L’obiettivo è aprire uno spazio di confronto sulle principali sfide legate all’invecchiamento, attraverso uno sguardo integrato e multidisciplinare. L’incontro approfondisce i cambiamenti che accompagnano l’età sul piano cerebrale, cognitivo, emotivo, della personalità e delle relazioni con l’ambiente, distinguendo tra percorsi di invecchiamento fisiologico e condizioni patologiche. Particolare attenzione sarà rivolta al rapporto tra longevità e sostenibilità del sistema sanitario, in un contesto di progressivo arretramento della sanità pubblica, mettendo in luce il ruolo del secondo pilastro e le possibili risposte in ambito sociosanitario.

«Sempre più spesso si parla di transizione demografica: viviamo più a lungo, in una società mediamente più anziana. Si è anche allungata la durata media della vita in buona salute. Le cause sono molteplici: innanzi tutto i traguardi delle scienze mediche, poi i fattori genetici, infine e non da ultime le condizioni sociali di contesto», spiega uno dei relatori, Fabio Lucidi, professore ordinario di Psicometria all’Università La Sapienza di Roma. «Parallelamente, sull’invecchiamento della popolazione incidono tanti elementi: i sistemi di assistenza sanitaria, responsabili dei processi di cura; le iniziative di prevenzione, che permettono di identificare i fattori di rischio; le attività di promozione della salute, che garantiscono il mantenimento di una buona qualità della vita prima dell’insorgenza dei fattori di rischio stessi», continua Lucidi.

Ma un sistema che invecchia ha bisogno di risparmiare e ottimizzare le risorse, per essere sostenibile sul lungo periodo. Una possibile risposta è allora rappresentata dall’invecchiamento attivo. «Significa che, per raggiungere esiti di salute migliori, dobbiamo conservare una vita cognitiva stimolante, coltivare le relazioni sociali e svolgere regolarmente attività motoria. I livelli di attività fisica praticati nel nostro Paese sono in crescita, ma ancora insufficienti per ottenere indici di invecchiamento in buona salute soddisfacenti», sottolinea il professor Lucidi. Secondo l’Istat, infatti, le persone che praticano sport tra 65 e 74 anni sono il 17%, dato che scende al 6% negli over 75.

Del resto, l’adozione di stili di vita e comportamenti sani implica cambiamenti importanti, oltre a una serie di fattori indipendenti dall’individuo come l’offerta di servizi specifici. «Per esempio, è dimostrato che può essere utile prescrivere attività fisica come fosse una terapia o un farmaco, intraprendere azioni di counselling, entrare in reti locali di comunità, dotarsi di strumenti di monitoraggio. Funzionano anche le nuove tecnologie – come i dispositivi elettronici indossabili e la realtà aumentata – se associate a un’informazione continua e alla restituzione di feedback coerenti», continua Lucidi.

Tutto questo, però, non è sufficiente. Le scelte di salute dipendono dall’attivazione dell’iniziativa individuale e richiedono un impegno costante nel tempo, per il quale è fondamentale tenere alta la spinta motivazionale. «Sapere che tenersi in movimento “fa bene” non basta per cambiare atteggiamento e adottare uno stile di vita sano e attivo: occorre che i nuovi comportamenti permettano di sentirsi più consapevoli, competenti, autonomi e inseriti in una rete di relazioni sociali positive. Una sfida complessa per il benessere di ciascuno di noi e il futuro dell’intero sistema di welfare», conclude Lucidi.

Oltre al professor Fabio Lucidi, è prevista la partecipazione alla tavola rotonda di Giovanni Anzidei, vicepresidente della Fondazione IGEA e promotore della cultura della prevenzione contro l’invecchiamento del cervello con il programma Train the Brain; Francesco Landi, direttore del dipartimento Scienze dell’invecchiamento, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS; Marco Micocci, professore ordinario di Matematica finanziaria e scienze attuariali all’Università degli studi di Cagliari. Coordinerà i lavori Laura Berti, giornalista, conduttrice della trasmissione Rai “Medicina 33” e consigliera di amministrazione Casagit Salute.