Giornalisti, ultime notizie sullo stress da lavoro nelle redazioni: i risultati dello studio “Breaking news”

Tempo di lettura: 4 minuti

Condividi su:

19 giugno 2024 – Tensione, senso di logoramento, ritmi frenetici, squilibrio tra lavoro e vita privata. Ma anche disagio e malessere legati agli orari prolungati e alla sedentarietà tipica delle attività alla scrivania e al pc. A fare il punto sulle principali preoccupazioni che caratterizzano la vita da giornalista in redazione è Breaking news” (“Ultime notizie”), indagine promossa dall’Osservatorio salute e sicurezza sul lavoro di Casagit Salute, curata da Andrea Artizzu, Giorgio Pacifici e Tiziana Sapienza, i cui risultati sono stati presentati oggi all’Assemblea dei rappresentanti dei soci.

Lo studio – già dal titolo evocativo delle condizioni di lavoro potenzialmente stressanti per un profilo professionale che deve essere sempre “sul pezzo” – rientra nell’ambito del protocollo di collaborazione tra Casagit Salute e Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), che ha analizzato i dati raccolti assieme a ricercatori dell’Università di Bologna. Sotto la lente la condizione di lavoro dei giornalisti, per individuare quei fattori di rischio della professione giornalistica che possono favorire situazioni di stress e mettere a repentaglio il benessere lavorativo.

Ampia la partecipazione all’indagine: dopo i focus group e le interviste, sono stati compilati dai giornalisti 1.910 questionari. L’età media del campione è 50 anni, circa un terzo tra 55 e 65 anni. La maggior parte ha un contratto a tempo indeterminato (87%), il monte ore medio si attesta sulle 45 ore, ma ben il 35% dichiara di lavorare tra le 50 e le 60 ore alla settimana.

La percezione di stress influenza nettamente la soddisfazione lavorativa. Le principali manifestazioni di disagio emersesono legate a forme di sovraccarico cognitivo, causate da uno squilibrio tra le risorse disponibili e le crescenti richieste nei ritmi di lavoro. Tensione e senso di logoramento sono presenti nel 65% dei casi, il 61% si sente oberato di compiti e attività. Tutti aspetti associati a cambiamenti organizzativi che si concretizzano spesso in riduzioni di organico, con conseguente aumento dell’impegno sul posto di lavoro. Non manca la dimensione del tecno-stress per l’eccesso di stimoli, notifiche, velocità di elaborazione delle informazioni. Più della metà dei giornalisti (57%) riferisce difficoltà nel gestire in modo adeguato il rapporto tra il tempo dedicato alla professione e il restante “spazio di vita”.

Il modello scientifico messo a punto lascia comunque intravedere fattori “protettivi” dallo stress e possibili percorsi di miglioramento, a partire dalle risorse psicosociali di cui possono disporre i giornalisti. Soprattutto attraverso la formazione, l’aggiornamento professionale, il cambiamento dei metodi di lavoro, gli ausili offerti da tecnologia e innovazione, il supporto di familiari e colleghi.

«La società e la professione sono in continuo cambiamento. Crediamo che questo studio possa dare un contributo significativo e offrire uno spunto di riflessione utile anche alla Fnsi, per riflettere sulla condizione e lo stato di salute dei giornalisti», spiega Andrea Artizzu, coordinatore dell’Osservatorio salute e sicurezza sul lavoro di Casagit Salute.

«Non abbiamo applicato ricette preconfezionate ma siamo partiti dalla realtà della categoria giornalistica, per offrire una rappresentazione completa delle dimensioni problematiche più spesso associate allo stress. Tra gli elementi protettivi emersi: la possibilità di “lavorare bene”, la rete di sostegno familiare, il supporto dei colleghi. Un clima lavorativo favorevole, la qualità dei contenuti e il riconoscimento del lavoro svolto sono quindi tutti elementi in grado di aumentare il livello di soddisfazione e benessere», spiega Sergio Sangiorgi, consulente scientifico per la ricerca.

«Questi dati possono essere la base per orientare successive iniziative di modifica dell’assetto organizzativo e sostenere ambienti di lavoro più sani, capaci davvero di promuovere la salute. Occorre puntare sulla rete di supporto dei colleghi e ragionare sulla quantità di ore lavorate, per evitare fenomeni di burn out», sottolinea Pietro Bussotti del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi.

«Oltre a ottenere una fotografia scientificamente validata su scala nazionale, lo studio offre indicazioni utili per elaborare suggerimenti e proposte di prevenzione, da attuare in collaborazione con la categoria e le parti sociali», sottolinea Gianfranco Giuliani, presidente di Casagit Salute. «Vogliamo creare uno spazio di lavoro comune, per una strategia di promozione della salute e del benessere mentale più efficace e ampia possibile, rivolta alla categoria nel suo complesso. Rientrano in questo perimetro d’azione la collaborazione al progetto sui giornalisti freelance ideato dalla collega Alice Facchini “#ComeTiSenti: giornalisti mai più senza rete”, la convenzione sottoscritta nel 2022 con il Cnop (che prevede una scontistica per le prestazioni psicologiche), e il raddoppio del sostegno psicologico per chi lavora da inviato nei teatri di guerra», conclude Giuliani.